martedì 17 luglio 2007

D'altronde...

«Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio»

giovedì 12 luglio 2007

Biscotti ripieni


Vabbè, una volta nei biscotti al massimo ci trovavi mosche o muffa. Adesso trovi pezzi di simcard. È proprio vero che i tempi sono cambiati, ma non è pazzesco tutto questo? La prima volta che mi capita di prendere un sacchetto di patatine controllerò ben bene prima di sgranocchiare: mica che ci trovo dentro l'auricolare di un iPod...

martedì 10 luglio 2007

Torino

Le uniche volte in cui ero stato, in precedenza, a Torino, mi ero limitato a visitare la casa madre dei Salesiani (due o tre volte in gita scolastica, un'altra per partecipare all'ordinazione sacerdotale di un carissimo amico) e la chiesa dove - in occasione del Giubileo - era stata esposta la Sindone.
Esperienze tutte interessanti, non l'ho mai negato, ma che non mi avevano mai consentito di farmi davvero un'idea di come fosse questa grande città del Nordovest d'Italia, che in tanti mi definivano "misteriosa" e "affascinante", ma anche "triste e malinconica".
La scorsa settimana sono stato, a distanza di alcuni anni, di nuovo a Torino, per la prima volta per lavoro, e ho avuto l'occasione - anche se solo per una serata - di scoprire alcuni scorci della città sabauda - anzi, della "capitale sabauda", come mi hanno fatto notare alcuni leggendo un mio pezzo - che davvero non avrei mai immaginato.
Posto che ero lì per seguire un evento Fiat e che, in ogni angolo, c'era qualche accenno alla nota casa automobilistica appunto torinese. Posto anche che, in occasione del lancio della nuova 500, avevano organizzato anche la "notte bianca" e che, per le strade, c'erano migliaia di persone. Cio premesso, devo dire che questa città mi ha affascinato. Raggiungere dal prestigioso hotel dove alloggiavo - il Santo Stefano di via Porta Palatina - la vicina piazza Castello nel cuore della notte e poi proseguire fino a scrutare, tra i lussuosi palazzi, una Mole Antonelliana che svetta - illuminata ottimamente - e fa da cornice a un paesaggio notturno quasi surreale, è stata davvero una esperienza suggestiva.
Proseguire poi nei viali XX Settembre e Garibaldi, ovviamente cono gelato in mano, e ricevere così tanti richiami visivi in ogni scorci dove guardassi, mi ha lasciaato un'impressione più che positiva di Torino. E sì che non ho visto nemmeno il 2% di quanto - mi hanno detto - offra la città. Mi riprometto di tornarci, stavolta accompagnato, per riprendere la visita da dove l'ho lasciata.
Una piccola nota per la simpatia dei torinesi e per il nuovo amico svedese Stephen: sicuramente il fatto che viaggiassimo su un'auto nuova di zecca, mai vista in giro, e che fossimo su una nuova 500 in quel di Torino, ha contribuito. Ma devo ammettere che tante persone, ai numerosi semafori rossi, si sono dimostrate così affabili e socievoli come davvero non mi sarei mai aspettato in una città del Nord. Non li posso assicurare che quanto hanno detto e chiesto - non tanto per noi, quanto per la neonata del Lingotto - sia riuscito a renderlo pienamente (col mio inglese!) al collega d'oltralpe: però ci ho provato e lui è sembrato divertito.
Mentre della passeggiata notturna non ho - volutamente e stranamente - scattato alcuna fotografia (quella a lato è solo simbolica ed è tratta da Internet), del tour in 500 sì. A breve - appena saranno scaduti i tempi per le "esclusive" - ne pubblicherò qualcuna qui.

giovedì 5 luglio 2007

Vita al contrario?

Stamattina a Torino, alla conferenza stampa internazionale di presentazione della nuova 500, il responsabile del marchio Fiat Luca De Meo ha letto una citazione di Woody Allen che mi è sembrata particolarmente carina e che, per questo, ho puntualmente annotato sul mio taccuino griffato Fiat e 500 con la mia Bic altrettanto griffata. Ecco la citazione:

«La vita dovrebbe essere vissuta al contrario. Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così il trauma è già bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perchè stai bene, e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio. Col passare del tempo, le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d'oro. Lavori quarant'anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi coi gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi 9 mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un meraviglioso amplesso».

Woody Allen

sabato 30 giugno 2007

Nuovo logo del blog - by Laura


Falco

Fu il sogno di volare solitario
là dove soltanto il falco va
ma era ancora incerto come un pulcino bagnato
che cerca di tornare nel guscio appena nato
e di quel falco cacciator di stelle
pur non avendo le ali mai
gli venne il naso e gambe
a guadagnare un ramo sospeso
e gli occhi andarono lontano
e senza peso...

lunedì 25 giugno 2007

Photo

Rieccomi qui dopo un po' di giorni di pigrizia blogghese!
Vi segnalo che a questo link ci sono le foto del concerto di Baglioni a Treviglio da me modestamente scattate!

sabato 9 giugno 2007

La scienza spiega anche il déjà-vu. Peccato.

Trovarsi in un luogo per la prima volta e avere la certezza matematica di essere già passati di là. Avere una conversazione con un amico e per un attimo sentire che quelle stesse parole le abbiamo già dette e già sentite, in quell'ordine esatto. Chissà dove, chissà quando. Il déjà-vu: un fenomeno 'onirico', tanto affascinate quanto inquietante, che è nell'esperienza di tutti e che non siamo riusciti finora a spiegare scientificamente. Oggi un gruppo di ricercatori americani ha identificato quella parte del cervello responsabile di questa sensazione e già si pensa a una nuova strada per le terapie correlate coi problemi della memoria. Al cuore del cervello umano l'ippocampo è un calcolatore che immagazzina ed che elabora le informazioni collegate alla memoria, fa una mappa dei luoghi e delle esperienze e li archivia per usi futuri. Ma quando due esperienze iniziano a somigliarsi troppo, queste mappe mentali si sovrappongono e in qualche modo si confondono. "Il fenomeno del déjà-vu capita quando questa capacità che abbiamo tocca i suoi limiti" dice il professor Susumu Tonegawa, professore di biologia e neuroscienze al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Premio Nobel per la medicina nel 1987, il professor Tonegawa ha presentato i risultati della sua ricerca sul fenomeno del déjà-vu nel numero di Science in uscita oggi.

Si tratterebbe, dunque, proprio di un malfunzionamento del cervello nell'elaborare nuove informazioni. Una problema collegato con la memoria episodica. "L'efficacia di questa capacità che abbiamo è fondamentale per animali intelligenti come l'essere umano, perchè permette di organizzare l'informazione presente rendendola fruibile per il futuro" dice il professor Tonegawa. La sua équipe ha fondato la ricerca su una piccola colonia di topi il cui cervello era stato geneticamente modificato. Una parte precisa del loro ippocampo, infatti, quella chiamata dentate gyrus, era stata privata di un gene, quello cruciale nella gestione di questa capacità del cervello. Privi di questa abilità, i topi sono stati spostati da una gabbia ad un'altra simile, e poi di nuovo riportati nella prima. In una delle due gabbiette i topi venivano colpiti da una leggera scossa elettrica alle zampe; nell'altra gabbia invece no. Gli scienziati, allora, hanno notato che i 'topi modificati' associavano entrambe le gabbie con l'idea del pericolo e cominciavano a irrigidirsi quando venivano portati indifferentemente nell'una o nell'altra: non erano in grado cioè di determinare in quale delle due gabbie venivano colpiti dalla scarica elettrica.

Allo stesso esperimento è stato sottoposto un gruppo di topi non geneticamente modificati che, invece, si irrigidivano soltanto quando venivano introdotti nella gabbia davvero pericolosa. Quando i ricercatori hanno testato l'attività del cervello di queste cavie hanno avuto la conferma che, nel caso dei 'topi modificati' la reazione era la stessa per entrambe le gabbie, mentre il cervello dei topi sani reagiva differentemente nelle due diverse situazioni. Tonegawa ha spiegato che la capacità della memoria che consente agli umani di distinguere velocemente luoghi, facce ed esperienze diverse è collegata all'età e che va impoverendosi nell'invecchiamento. Ed è per questo che spiega: "Dal momento che conosciamo il ciclo a livello molecolare e cellulare di questi processi abbiamo la possibilità di creare farmaci in grado di potenziare queste connessioni". Una strada nuova, insomma , si apre per terapie che combattono malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. La ricerca di Tonegawa offre la risposta a una domanda - qual è la radice scientifica déjà-vu? - e spiega un fenomeno che ha appassionato la psicologia, la neurologia e le scienze per anni. E cha ha inquietato un pochino la vita di ciascuno.

(da Corriere.it, 8 giugno 2007)

mercoledì 30 maggio 2007

Pirati ultimo atto

Le storie dei pirati mi hanno sempre affascinato. Come mi hanno sempre affascinato le spiagge dei caraibi. Dunque non potevo che apprezzare una saga che associa questi due aspetti, pirati dei caraibi appunto, e che è arrivata alla sua conclusione con la pellicola attualmente nelle sale, "Ai confini del mondo", prodotto dalla Disney.
Che dire? Un film ben riuscito quanto i due precedenti, con effetti speciali che confezionano un prodotto di qualità: bellissima, per esempio, la scena in cui l'equipaggio fa ribaltare la nave quando sta tramontando il sole e che vede l'alba dall'altra parte.

Johnny Deep si conferma un attore versatile, che nel personaggio di pirata "pazzerello" ci sta proprio bene: anche esteticamente sembra proprio il suo ruolo. Alcune scene sono piuttosto forti e tendenzialmente splatter, per quanto questo si possa concedere a un film della Disney: la verve comico-surreale che accompagna tutta la pellicola attenua l'insieme, accompagnando lo spettatore in un'avventura di due ore e venti particolarmente emozionante e ricca di colpi di scena e battaglie piratesche mai viste in altri film. Rispetto ai due precedenti film mi è piaciuto più questo, anche perché vengono chiarite alcune questioni lasciate in sospeso nelle "precedenti puntate". A mio avviso è un film da vedere. Il mio voto è 8.

mercoledì 16 maggio 2007

Forse non tutti sanno...

...che è impossibile baciarsi il gomito.
...che la Coca Cola era originariamente verde.
...che è possibile fare salire le scale a una vacca ma non fargliele scendere.
...che il gracchiare di un'anatra (quac, quac) non fa eco e nessuno sa perchè.
...che ogni re delle carte rappresenta un grande re della storia:
Picche: Re David.
Fiori: Alessandro Magno.
Cuori: Carlo Magno.
Quadri: Giulio Cesare
...che moltiplicando 111.111.111 x 111.111.111 si ottiene 12.345.678.987.654.321.
...che se una statua nel parco di una persona a cavallo ha due piedi alzati, la persona è morta in combattimento, se il cavallo ha una delle zampe anteriori alzate, la persona è stata ferita in combattimento, se il cavallo ha le quattro zampe per terra, la persona è morta per cause naturali.
...che il nome Jeep viene dall'abbreviazione dell'esercito americano per le auto "General Purpose",cioè "G.P." pronunciato in inglese.
...che è impossibile starnutire con gli occhi aperti.
...che i destri vivono in media nove anni più dei mancini.
...che lo scarafaggio può vivere nove giorni senza la sua testa, primadi morire.... di fame.
...che gli elefanti sono gli unici animali del creato che non possono saltare.
...che una persona normale ride circa 15 volte al giorno.
...che la parola cimitero proviene dal greco koimetirion che significa "dormitorio".
...che nell'antica Inghilterra la gente non poteva fare sesso senza tener conto del consenso del Re (a meno che non si trattasse di un membro della famiglia reale). Quando la gente voleva un figlio doveva chiedere permesso al re, il quale consegnava una targhetta che dovevano appendere fuori dalla porta mentre avevano rapporti. La targhetta diceva "Fornication Under Consent of the King" (F.U.C.K.). Questa è l'origine della parola.
...che durante la guerra di secessione, quando tornavano le truppe ai loro quartieri senza avere nessun caduto, mettevano su una grandelavagna "0 Killed" (zero morti). Da qui proviene l'espressione "O.K." per dire "va bene".
...che nei conventi durante la lettura delle sacre scritture, quando ci si riferiva a San Giuseppe (San José in spagnolo), dicevano sempre "Pater Putatibus" e per semplificare "P.P.". Ecco perchè si chiamano "Pepe/Pepi" tutti quelli che si chiamano Giuseppe.
...che nel Nuovo Testamento nel libro di San Matteo dice che "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel Regno dei Cieli". Il problema è che san Geronimo, il traduttore del testo, interpretó la parola "Kamelos" come cammello, quando in realtà in greco "Kamelos" è quel cavo d'ormeggio utilizzato per legare le barche ai moli. In definitiva il senso della frase è lo stesso, ma quale visembra più coerente?
...che quando i conquistatori inglesi arrivarono in Australia, si spaventarono nel vedere degli strani animali che facevano salti incredibili. Chiamarono immediatamente uno del luogo (gli indigeni australiani erano estremamente pacifici) e cercarono di fare domande con i gesti. Sentendo che l'indio diceva sempre "Kan Ghu Ru" adottarono il vocabolo inglese kangaroo" (canguro). I linguisti determinarono dopo ricercheche il significato di quello che gli indigeni volevano dire era "Non vi capisco"...

martedì 15 maggio 2007

Image from Lybia / 1















sabato 28 aprile 2007

Si parte!

Fino a sabato prossimo, 5 maggio, se mi cercate mi trovate qui:
A questi altri due link, invece, qualche foto in anteprima, ovviamente in attesa delle mie ;-):
Hola!

sabato 21 aprile 2007

Libia arriviamo! -7


venerdì 6 aprile 2007

Credere senza prove


C'è un passaggio del Vangelo che mi ha sempre colpito. E' quando Gesù crocifisso viene insultato da uno dei due ladroni, che gli dice: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". (Luca 23, 39). Gesù invece resta lì, non fa niente per salvarsi, non fa niente perché Dio lo salvi. Anzi, poco dopo, invoca Dio, dicendo: "Padre, perchè mi hai abbandonato?".

Credo che questo sia il momento più profondo dell'incarnazione di Gesù. Cristo ha voluto diventare uomo in tutto e per tutto, in particolare nel momento della sofferenza. Proprio come ogni uomo anche Gesù soffre, si sente abbandonato da Dio. A quante persone è capitato di provare gli stessi sentimenti? Quante volte abbiamo sentito dire di persone che, in procinto di morire, hanno chiesto a Dio una mano e non l'hanno ottenuta? Quanti hanno pregato Dio senza ottenere risposta e quanti ne sono rimasti delusi?

In "Centochiodi" il bergamasco Ermanno Olmi fa dire al suo Cristo, inaspettatamente interpretato in modo eccellente da Raz Degan, all'incirca questo concetto: "Nel giorno del giudizio, non dovrò essere io a dover rendere conto a Dio di aver sprecato la mia intelligenza, ma dovrà essere Dio a rendere conto a me di tutta la sofferenza del mondo". Proprio come Cristo, ogni uomo, nel suo Venerdì Santo personale, si sente abbandonato da Dio, si chiede dove sia, lo implora perché intervenga, ma alla fine ne resta deluso, perché pensa di non meritarsi nemmeno tanta sofferenza, come dice l'altro ladrone crocefisso accanto a Gesù: "Noi lo meritiamo, lui invece non ha fatto niente di male".

"Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!", gridavano i passanti a Gesù. E ancora: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo".

Chiunque si sarebbe aspettato un gesto clamoroso. Ma sarebbe stato troppo facile credere così. La vera sfida è quella di credere a qualcosa senza alcuna prova. E, nel frattempo, portarsi appresso ciascuno la propria, pesante croce.

mercoledì 4 aprile 2007

I blog compiono 10 anni. Auguri.


TENDENZE La blog-mania non ha limiti

Una volta c’era il diario cartaceo. Ci si scrivevano sopra i propri pensieri, lo si chiudeva nel cassetto della scrivaniae poi lo rileggeva solo l’autore. Guai a chi altro avesse osato aprirlo. Oggi il diario viene pubblicato su Internet. La scrivania è diventata il desktop del computer e il diario è diventato pubblico. Non si chiama più diario ma blog, contrazione di web-log, termine inglese che quest’anno compie 10 anni: venne infatti coniato nel 1997 dal software designer Jorn Barger. E, trattandosi di un termine inglese, col passare del tempo non poteva che essere contratto: infatti nel 1999 il Web designer Peter Merholz mutò la parola nel più immediato blog. Oggi «to blog» in inglese è un verbo in tutto e per tutto. La traduzione italiana non esiste: sarebbe bloggare, termine evidentemente goffo e poco usato. Chiunque può realizzarsi un blog, tra l’altro senza spendere un cent e, come ormai Internet ci ha abituato, nel giro di pochi minuti. E senza conoscere il linguaggio html, quello che i programmatori usano per programmare. Chi scrive un blog si chiama blogger e, nel suo spazio, ha piena libertà di esprimere pensieri e opinioni, ma anche pubblicare foto e filmati. Tra i principali fornitori di «servizi di hosting», ovvero di spazio per ospitare - gratis - un blog, in Italia ci sono Splinder (http://www.splinder.com/), Blogger (http://www.blogger.com/), Msn spaces (http://spaces.msn.com/) o Giovani.it (http://my.giovani.it).
I NUMERI Ma, a 10 anni dalla loro invenzione, quanti sono oggi nel mondo i blog? Una domanda, questa, alla quale è difficile dare una risposta. Le stime dicono che ogni secondo nel mondo nasce un nuovo blog e che ogni secondo vengono inviati a blog già esistenti 10 post, che altro non sono che i messaggi del blogger. Gli ultimi dati parlano di qualcosa come 25 milioni di blog in tutto il mondo, anche se la loro continua diffusione rende praticamente inutile qualsiasi conteggio. La caratteristica principale di un blog è il fatto di essere ideato e gestito direttamente da una persona. Infatti la maggior parte viene letta da una ristretta cerchia di conoscenti, anche perché il singolo blog non viene automaticamente segnalato dai motori di ricerca. A dare un ordine ai blog italiani ci ha pensato, per esempio, BlogItalia (www.blogitalia.it), che ha suddiviso i blog per argomento e provenienza. In tutto la directory raccoglie quasi 17 mila blog: 7.000 sono personali, 5.200 trattano di arte e cultura, 4.400 di attualità e notizie, 3.600 di hobby e passioni, 3.400 di moda, 3.200 di politica e società e via dicendo, fino ai «soli» 557 blog che trattano di giochi e videogiochi. BlogItalia fornisce dunque una buona panoramica sul fenomeno nel nostro Paese, anche se l’inserimento nell’elenco non è automatico. L’azienda di ricerche di mercato «Swg» ha avviato, il 24 gennaio scorso, il progetto «Diario aperto» (http://ricercadiarioaperto.splinder.com/), un questionario rivolto a tutti gli internauti sul fenomeno dei blog.
VANTAGGI E PROBLEMI Accanto ai vantaggi di poter scrivere liberamente i propri pensieri e dar vita a dibattiti, i blog hanno anche degli aspetti negativi, che ricadono in primis sugli utenti di Internet. È infatti evidente che, proprio perché chiunque può scrivere ciò che vuole sul proprio spazio e chiunque lo può leggere, il livello di autorevolezza e quello di qualità di quanto scritto rappresentano il principale problema dei blog. Per essere conosciuto, un blog deve essere linkato in altri blog già visitati: vale a dire che in questi ultimi ci deve essere un collegamento all’altro blog. Questo è il sistema più utilizzato per farsi conoscere nella rete.
I PIÙ VISTI Secondo i dati di Technorati, società che da qualche anno censisce i blog a livello mondiale, il blog italiano più cliccato è quello del comico genovese Beppe Grillo(http://www.beppegrillo.it/). Lo stesso emerge anche dalla classifica di BlogItalia. E ormai anche le istituzioni hanno scoperto che i blog sono il modo più diretto per comunicare con i cittadini: per esempio il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro utilizza il proprio blog (http://www.antoniodipietro.it/) per far sapere, attraverso videomessaggi, le decisioni prese durante le riunioni del Consiglio dei ministri. Lo stesso vale per le case automobilistiche: la Fiat, per il lancio di Bravo, ha aperto il blog http://www.quellichebravo.it/. Ma, accanto ai blog dei volti e marchi già noti, la rete è piena di blog senza scopi pubblicitari o di business. E anche blog di «invisibili»: è il caso di «Non superare la linea gialla», gestito direttamente dai senzatetto della stazione centrale di Milano. Un blog che raccoglie storie di vita e di emarginazione, foto nei sacchi a pelo, poesie, ma anche appelli del tipo: «Antonello è ammalato. Se qualcuno conosce un medico, si faccia avanti». Seguono 36 post di risposta. E poi ci sono i blog contro la solitudine, come quello di Maria Amelia, una signora spagnola di 95 anni (http://amis95.blogspot.com). Insomma, come nella vita, anche tra i blog se ne vedonodavvero di tutti i colori.
Fabio Conti
(da L'Eco di Bergamo, 04/04/07)

giovedì 29 marzo 2007

Romanticismo addio...

martedì 27 marzo 2007

Occhio alle bufale on line

Web: Attivissimo lo «scova-bufale»
Il «cacciatore» di false notizie in Internet
racconta cosa c'è dietro le burle digitali

Da cinque anni si occupa di bufale. Non di mozzarelle, bensì di false notizie che circolano in internet e con le quali vengono ingannate migliaia di persone. Paolo Attivissimo, 44 anni, nativo del Regno Unito, abita a Lugano, in Svizzera. Dal 1994 affianca alla sua attività di traduttore tecnico quella di giornalista e autore di libri di informatica. Paolo Attivissimo: un nome, un curriculum. Basta guardare il suo sito «www.attivissimo.net», per capire che si dà parecchio da fare.
Quando ha iniziato e come mai ha deciso di dedicarsi alle bufale? Le sta così a cuore la verità?
«Ho iniziato nel 2002 in maniera del tutto involontaria: mi capitava spesso di ricevere dai lettori dei miei libri e articoli richieste di chiarimenti sulle storie strane che giravano in Internet. Notando che le storie erano più o meno sempre le stesse, pubblicai una paginetta web che le raccontasse, in modo da poterla indicare a chi mi chiedeva ragguagli senza dover spiegare tutto da capo ogni volta via mail. Mi ritrovai così sommerso di richieste di indagine su altre storie, per cui alla fine, invece di semplificarmi la vita, che era il mio scopo originale, me la sono piacevolmente complicata».
Dunque lei è curioso?
«Sì, sono un curioso: sin da bambino facevo disperare i miei genitori perché smontavo tutto quello che mi stava a tiro per scoprire cosa c'era dentro. La curiosità di sapere e capire mi è rimasta e le bufale sono un terreno d'esplorazione affascinante: portano a storie strane e intriganti, rivelano moltissimo sulla psicologia delle persone e mi permettono anche di svelare truffe e tentativi di disinformazione che possono risultare molto dannosi. Inoltre posso aiutare ad autenticare gli appelli per le persone realmente bisognose (spesso si tratta di bambini malati) e scremarli dai tanti appelli-truffa che appestano la rete. Mi piace rendermi utile, nel mio piccolo».
Spesso chi naviga in internet ha l'impressione che non tutto quello che legge sia vero. Prima di rivolgersi a lei, come si può fare – di primo acchito – a capire se si sta incappando in una bufala oppure no? Quali sono gli indizi da non lasciarsi mai sfuggire?
«La prima cosa è esaminare l'appello a mente fredda. Una bufala o una truffa di successo gioca infatti sull'emozione che provoca. Il messaggio ha senso? Contiene contraddizioni interne? È troppo bello per essere vero? Ci chiede soldi o dati personali, o ci invita a inoltrarlo a tutti quelli che conosciamo? In generale, più è drammatico l'appello, meno è probabile che sia autentico, anche se ci sono eccezioni. È vitale non fidarsi del fatto che proviene da un nostro conoscente, perché anche lui si è fidato di un suo conoscente, e così via, e nessuno ha fatto alcun controllo, in una pericolosa catena di falsa autorevolezza. Anche le "firme" di enti o autorità in fondo ai messaggi sono spesso fasulle o aggiunte involontariamente. La cosa migliore da fare è immettere in Google le parole chiave del messaggio (nomi, luoghi, frasi insolite) e vedere cosa salta fuori. Molti di questi appelli circolano già da tempo e sono quindi documentati dai tanti siti antibufala internazionali presenti su internet».
Qual è stata la prima bufala che ha smascherato?
«Correva l'anno 1994, internet era appena sbarcata in Italia per il grande pubblico e già circolava l'appello per Craig Shergold, un bambino inglese affetto da tumore al cervello, che prima di morire voleva entrare nel Guinness dei primati con il record di cartoline d'auguri ricevute. L'appello aveva un fondo di verità ma era scaduto: il bambino esisteva davvero, ma era stato curato ed era perseguitato da montagne di cartoline da tutto il mondo. Superarono i cento milioni prima che smettessero di contarle. Le cartoline intasarono gli uffici postali e fecero disperare gli ospedali indicati nell'appello. Il Guinness eliminò la categoria di record per cercare di porre freno alla valanga, ma invano. Se stimiamo un euro per ogni cartolina e relativa affrancatura, per quest'appello sono stati buttati via oltre cento milioni di euro.
Fino a oggi quante bufale ha scoperto?
«Ho perso il conto, francamente, ma sono circa duecento, e ogni settimana se ne aggiunge almeno una».
Qual è, invece, la bufala che l'ha maggiormente colpita e perchè?
«Mi ha stupito l'esplosione delle teorie di complotto riguardanti gli attentati dell'11 settembre 2001. Me ne occupai all'epoca, quando un francese, Thierry Meyssan, creò un sito per pubblicizzare il proprio libro che affermava che nessun aereo aveva in realtà colpito il Pentagono. Un successo commerciale spettacolare (un milione di euro di diritti d'autore), che diede la stura a tutto un business di bufale molto remunerative. Insieme agli esperti di settore, ho controllato oltre 70 teorie di complotto e presunte "prove", e tutte sono risultate false. A volte per errore d'interpretazione, ma più spesso per malizia finalizzata alla vendita di libri, dvd e gadget. Il complottismo è un business mascherato da "ricerca della verità"».
È complicato verificare se una notizia che le arriva è o meno una bufala?
«Di solito no: basta una ricerca in Google con le parole chiave giuste. Leggendo l'elenco delle indagini, è facile acquisire un certo "fiuto" nel settore, perché gli schemi sono piuttosto ripetitivi. C'è sempre di mezzo la leva dell'emozione: positiva o negativa, ma pur sempre emozione mirata a far mettere da parte il buon senso. È come assistere a un numero di un prestigiatore quando si conosce il trucco: si diventa immuni al facile stupore, ma si apprezza la bravura e la tecnica d'esecuzione. E alcune truffe e bufale sono fatte davvero con arte».
Le è mai capitato di prendere lei una cantonata, ovvero di trovarsi davanti a un fatto talmente assurdo da essere, alla fine, vero?
«Finora no, ma è inevitabile che prima o poi mi capiti. Ci sono andato vicino: nel 2002, quando il governo italiano propose un aumento dell'8.000% di una "tassa antipirateria" sui cd vergini, circolò in internet un allarme-petizione che inizialmente presi per falso. La notizia di una tassa applicata a titolo preventivo, perché sono tanti coloro che usano i cd vergini per copiarvi musica o film, mi sembrava talmente demenziale (come dare la multa a tutti gli automobilisti perché tanti commettono infrazioni) che ci volle la conferma degli esperti di settore per convincermi. La tassa esiste tuttora».
Ammetterà che il «cacciatore di bufale» non è un lavoro tanto frequente. Per fare un paragone fumettistico, ricorda un po' l'«indagatore dell'incubo», unico al mondo a fare quel lavoro: ma Dylan Dog, pur essendo un fumetto, lamenta spesso di non essere preso sul serio. A lei è mai capitato?
«No, anzi, il mio problema è che molti pensano che io sia in grado di indagare sui misteri più incredibili. Altri, specialmente i complottisti, pensano addirittura che io sia un agente della Cia che comanda infiltrati nelle redazioni di tv e giornali. Mi prendono fin troppo sul serio, ma in realtà sono semplicemente un giornalista con un po' di esperienza d'indagine informatica, assistito da esperti nei vari settori di volta in volta interessati».
Nel suo sito dice che è ghiotto solo di pizza e focaccia. Un modo per far capire che fa tutto questo gratis. Ma di cosa vive?
«Mi mantengo con un lavoro assolutamente non interessante ma abbastanza ben remunerato, ovvero faccio il traduttore di brevetti, e poi con i libri che scrivo e con le consulenze per radio e televisioni. Le donazioni dei lettori, inoltre, aiutano non poco a pagare le bollette dei servizi internet che uso per le mie indagini e mi permettono di dedicare più tempo alla pubblicazione di testi liberamente scaricabili e distribuibili, non solo sulle bufale ma anche sulla sicurezza informatica e i diritti dei consumatori su Internet».
C'è chi dice che l'uomo non è mai stato sulla Luna, altri che l'11 settembre è stato tutto un complotto organizzato dagli Stati Uniti. Viviamo in un periodo di così grandi incertezze? Come diceva «l'uomo che fuma» di X-files, non ci si deve fidare più di nessuno?
«Io uso il cosiddetto "principio di Belzebù": se un venditore di Bibbie mi dice che ha visto Belzebù e mi propone di comperare un Bibbia per difendermi dal demonio, dubito che stia dicendo disinteressatamente la verità. Se la stessa cosa mi viene detta da un ateo con imbarazzo, la considero più affidabile. Ma la verifica si fa sempre lo stesso. In generale, conviene diffidare di chi ha convenienza a farci credere qualcosa e cercare fonti non interessate. L'arma principale è il buon senso, sostenuto dalla conoscenza della materia, in genere scientifica. Il buon senso è sufficiente per farci capire che le teorie sull'11 settembre, con grattacieli demoliti di nascosto e aerei fantasma che fanno finta di colpire il Pentagono, sono complicazioni assurde. Nessun cospiratore farebbe un piano così stupido. Lo stesso vale per la Luna. Il rischio di essere smascherati, di avere una talpa che confessa, sarebbe inutilmente alto».
Su attivissimo.net parla anche delle cosiddette «catene di Sant'Antonio». D'altronde, a chi non ne è arrivata almeno una in posta elettronica e chi non si è mai chiesto chi possa aver perso tanto tempo per realizzarla e soprattutto perché. Lei si è dato una risposta?
«Le catene di questo genere nascono soprattutto per buona fede mal riposta, per disinformazione intenzionale e per il gusto della burla. In alcuni casi è stato possibile risalire all'autore, con risultati sorprendenti. A volte le catene nascono addirittura, e mi spiace dirlo, dalle redazioni dei giornali più blasonati, che non controllano bene le notizie, sedotti dalla fame di scoop, come nel caso del seno al silicone che esplode in aereo, della tragedia dello Shuttle Columbia o delle foto satellitari del grande blackout italiano del 2003. È indispensabile una maggiore attenzione, altrimenti si rischia di creare sfiducia generale».
Fabio Conti
(da L'Eco di Bergamo)

domenica 18 marzo 2007

ICE

Il buon Fil, oltre ad avermi dato una mano a scegliere il nuovo cellulare (mandando automaticamente in pensione il vecchio Nokia), mi ha segnalato questa iniziativa, di indubbio interesse:

domenica 4 marzo 2007

Dedicata a Fil

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra,
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra,
quasi tutte le canzoni son di destra
se annoiano son di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra,
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra,
il concerto dello stadio è di sinistra
mentre i prezzi sono un po' di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La patata per natura è di sinistra
spappolata nel purè è di destra,
la corsia del sorpasso è a sinistra
ma durante le elezioni è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra,
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
son di merda più che sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia,
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sadove non si sa
dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra,
quasi sempre il mal di testa è di destra
la colite invece è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La tangente per natura è di destra
col permesso di chi sta a sinistra,
non si sa se la fortuna sia di destra
ma la sfiga è sempre di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra,
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
non so se è un mito del passato o un'isteria,
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è
se c'è chissà dov'è.

Canticchiar con la chitarra è di sinistra
con il karaoke è di destra,
i collant sono quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La risposta delle masse è di sinistra
col destino di spostarsi a destra,
son sicuro che il bastardo è di sinistra
mentre il figlio di puttana è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra,
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra

Basta!

(G.Gaber, 1994)

Red Moon



Si potrà rivedere soltanto tra 19 anni il fenomeno della cosiddetta "luna rossa", l'eclissi di luna che la scorsa notte ha fatto restare con il naso all'insù milioni di persone. Si vedeva in effetti bene, grazie a un cielo terso come non mai. Era evidente il colore rossastro del satellite terrestre.
Peccato che eventi del genere non si verifichino di frequente. In effetti, se così fosse, il fenomeno perderebbe tutto il suo fascino, un po' come il passaggio delle comete.